mercoledì 22 agosto 2012

Se ti abbraccio non aver paura

Inizio: 17 agosto 2012
Fine: 19 agosto 2012



Decisamente molto interessante e sicuramente altrettanto toccante.
Non è però un libro strappa lacrime come si potrebbe pensare, molto dolce e leggerissimo, racchiude pensieri molto profondi ma anche molta forza. Questa è la storia di Andrea, un bellissimo ragazzo (come testimonia la foto) e di suo padre Franco. Più che la storia, narra di un momento particolare della loro vita, forse uno dei più importanti finora: una vacanza di tre mesi on the road partendo dagli Stati Uniti, giù attraverso il Messico, passando per Panama ed arrivando fino in Brasile. Tre mesi di moto, vento nei capelli, mare, sole, tanti incontri, sorrisi… e cosa c’è di stupendo e meraviglioso in questa storia? Tutto, perché Andrea, che ha sedici anni, è autistico da quando ne ha tre. Franco, contro il parere di medici e amici, supportato solo dalla moglie e dall’altro figlioletto, decide di avventurarsi da solo con suo figlio fin dall’altra parte del mondo, sperando che questo viaggio gli insegni qualcosa in più sul mondo che Andrea non lascia intravedere agli altri, fatto di colori, suoni e tanti abbracci. Andrea ama il contatto fisico, adora baciare ed abbracciare la gente, proprio per questa sua voglia di dimostrare amore a chiunque i suoi genitori, quand’era ancora un bambino, avevano fatto stampare tante magliette colorate con scritto “se ti abbraccio non aver paura”. Ci si chiede come l’abbraccio di un bambino possa intimorire qualcuno… ma forse il gesto improvviso non ci permette immediatamente di comprendere, di mettere a fuoco con sufficiente velocità quello che ci viene fatto e ci spaventiamo. Per l’abbraccio, ovvio, non per il bambino. È solo un modo per comunicare affetto o per salutarci, per dire “ehi ciao”. Andrea, comunque, ha un altro modo per comunicare, appreso assieme alla madre, attraverso la tastiera di un computer. Frasi a volte brevi a volte meno, che racchiudono concetti precisi, diretti come fucilate. Chi ha avuto la possibilità di conoscere un bambino autistico, troverà in Andrea tutti gli elementi famigliari che mille volte abbiamo visto e magari faticato a comprendere. L’autismo molto probabilmente avrà diversi livelli, non sarà identico per tutti, ma devo dire che nei gesti di Andrea ho ritrovato gesti di un altro bambino, che ho avuto la possibilità di vedere a lungo. E come già sapevo questi bambini, ragazzi, adulti capiscono perfettamente quello che gli viene detto, ascoltano e comprendono benissimo, la loro difficoltà è comunicare. Spesso, nell’incapacità di riuscire, si arrabbiano, si mordono, si graffiano. Sono solo molto arrabbiati e stanchi di non riuscire a dire quello che provano e pensano. La tastiera è un bellissimo modo per insegnare loro come far arrivare quelle parole che non riescono a dire. Anche il bambino, ormai ragazzo, che conosco io ha adottato questo modo e comunica. Franco, armato di un gran coraggio, decide di fare vivere una esperienza unica e meravigliosa ad Andrea, cercando di aprirgli un mondo nuovo di opportunità, colori e visi sconosciuti. Certo non mancano le preoccupazioni, cosa accadrebbe se Franco si sentisse male? Se perdesse il figlio? Pensieri che ogni tanto lo bloccano, ma poi gli danno nuova forza per andare avanti. Niente del viaggio è stato programmato, solo la prima notte a Miami… poi il resto seguirà come viene. Fulvio Ervas, l’autore, dedica un capitolo ad ogni tappa importante del viaggio di Andrea e Franco; la voce narrante è quella di Franco, ovviamente, che racconta in modo dolce tutto ciò che accade facendo trasparire di tanto in tanto scorci di vita, momenti passati, dolori, preoccupazioni e pensieri verso quel figlio che non potrà mai guarire dall’autismo, conviverci si, ma guarire no. Eppure Franco ha deciso di far vivere ad Andrea questa esperienza con meno filtri possibili, ridotti veramente all’osso; lo lascia molto libero, pur mantenendo un contatto strettissimo a livello mentale, ma fisicamente libero. Arriva al punto di affidarlo ad altri ragazzi e persone che vogliono la sua compagnia. Lo lascia andare, da solo, con persone in apparenza troppo estranee. Ammetto che mi sono detta “che incosciente”, ma poi ho capito che Franco ha ragione ed io non sono nessuno per capire, figuriamoci per giudicare. Ho stimato molto la forza di quest’ uomo, che ha cercato di farsi un poco (o molto) da parte per lasciare al figlio la gioia di vivere come vuole la sua vita, non gli ha negato l’amicizia e l’amore delle persone. Forse anche perché un giorno, lui sappia trovare anche negli altri uno stimolo a vivere ed essere felice, non solo all’interno di quel meraviglioso e sicuro cosmo che è la sua famiglia.
Franco ha dato a tutti una grande lezione di vita. Mi rendo conto che parlo di Franco e poco di Andrea.. che è il protagonista assoluto di questo racconto. Se leggerete il libro vi renderete conto che non potrete non amare questo padre e questo figlio, non potrete non vedere quanto Franco abbia fatto per Andrea, quanto amore sprigioni questo libro. Quanta fiducia e voglia di vivere. E capirete quanto è importante il viaggio di Franco, ancora di più di quello di Andrea.

Non dire notte

Inizio: 16 agosto 2012
Fine: 17 agosto 2012


Ecco finalmente un libro che ti spiazza. Non avevo mai letto nulla di Amos Oz e, sinceramente, non sapevo nemmeno che esistesse un autore con questo nome (vergogna, vergogna!). la prima volte che ho letto il nome ho perfino pensato che fosse un autore australiano.. per via di Oz.. Mi è capitato tra le mani quasi per caso. Prima di partire per le vacanze sono passata a prendere un paio di libri, così… affinché non mi mancassero… e così ho afferrato un libro di Marcela Serrano (uno così a caso, se è della Serrano va sempre bene…), uno di Zivkovic e questo… la copertina mi piaceva. Scelta abbastanza varia e veloce a causa del pochissimo tempo a disposizione. Tuttavia sono felicissima di avere preso Non dire notte. Se vi dovessi davvero spiegare il perché di questa felicità, onestamente non saprei da dove cominciare, non è sempre facile spiegare cosa ci è piaciuto o cosa ci ha colpito di un libro. Solitamente è più facile descrivere i difetti che non i pregi. In ogni caso cercherò di trasmettere a voi quello che ha trasmesso a me. Entriamo in punta di piedi nelle loro vite: Noa è un’insegnante di letteratura e Theo è un ingegnere edile; i due sono una coppia da ormai sette anni, vivono a Tel Kadar ed hanno una differenza d’età di quasi quindici anni. Non hanno figli, non sono sposati e sono molto diversi tra loro, non tanto per una questione d’età (inizialmente ci pare quasi che siano due vecchietti in pensione!!!), ma da un punto di vista caratteriale. Il loro carattere si delinea piano piano lungo tutto il racconto. Il libro si può dividere idealmente a metà, alcuni capitoli sono raccontati da Noa, altri da Theo. La cosa interessante di questo racconto a due voci è che ci aspetteremmo di conoscere di più di Theo attraverso le parole di Noa e viceversa. Invece no. O meglio, Oz è molto bravo a darci l’impressione che un personaggio descriva e aiuti a comprendere l’altro, ma è altrettanto bravo a permetterci di capire la personalità dei protagonisti attraverso quello che loro stessi dicono. E fin dall’inizio, secondo me, è inevitabile farsi un’idea su entrambi. La loro vita procede normalmente fino a quando la scuola nella quale lavora Noa viene scossa da un fatto insolito e triste: un ragazzo, Immanuel, è morto in seguito ad un’overdose. Era un suo alunno. La morte del ragazzo inizialmente non scuote particolarmente la coscienza di Noa, è dispiaciuta, si, come lo sarebbe chiunque, è amareggiata per questa scelta sbagliata che Immanuel ha pagato con la morte, ma sicuramente non è coinvolta. Qualcosa comincia cambiare quando inizia a ricevere alcune informazioni che le elargiscono in modo gratuito: Immanuel amava la letteratura, Noa era la sua insegnante preferita, forse ne era anche innamorato, davvero non se ne era mai accorta?? A questo quadro sia aggiunge la richiesta del padre di Immanuel, rientrato in fretta e furia dalla Nigeria, di creare un centro di recupero per i ragazzi tossicodipendenti a Tel Kadar. Tutta la gestione ricadrà sulle spalle di Noa proprio perché Immanuel avrebbe voluto così. Qui comincia un’altra fase del libro, in qualche modo: all’inizio vengono presentati Noa e Theo nella loro quotidianità, qui la loro normalità comincia a vacillare. Theo è un uomo estremamente influente su tutti, pare risplendere di luce propria, ogni cosa che fa gli riesce molto bene e sa già che l’impegno che Noa si è assunta, senza peraltro avere motivo o dedizione per farlo, rappresenterà una grossa delusione ed una disfatta eclatante. Lui potrebbe tranquillamente aiutarla, ma le ha promesso che ne starà fuori, le ha promesso che non si impiccerà mai, che lei andrà avanti da sola e con le sue forze perché deve dimostrare a se stessa (e agli altri) che lei è Noa e riesce bene anche senza Theo. Così lui ne resta lontano, non si interessa di tutto quello che assorbe il tempo di Noa. Impegni, incontri, meeting, che la trascinano fuori di casa alle sei di mattina e le permettono di rientrare solo a tara sera. Si, perché non è che la cittadinanza sia così felice di avere dei tossici da internare in una struttura modello. Temono che questo porti altri tossici, spaccio di droga, criminalità, no grazie insomma. L’impegno che si è assunta con tanta pompa magna comincia a fare acqua da tutte le parti… ma Theo, come richiesto, non mette mano per aiutarla, o favorirla con la sua influenza, non intercede per lei, non mette una buona parola dove servirebbe. No grazie, Noa vuol fare da se.
Non voglio raccontarvi altro. In realtà, come vi ho già detto, la trama è molto semplice ma non è questo l’aspetto fondamentale di questo libro. Il punto di forza sono i personaggi, le loro personalità, i loro modi di affrontare la vita, i problemi, di affrontarsi l’un l’altro quotidianamente e imparare ogni giorno qualcosa di più.
Vi consiglio caldamente di leggerlo! Mi verrebbero in mente almeno tre domande da farvi… per vedere se alla fine abbiamo dedotto le stesse cose da questo bellissimo spaccato di vita. Ve le lascio qui sotto…
-      Chi tra Noa e Theo è più innamorato?
-      Chi tra Noa e Theo è più maturo?
-      Come definireste l’avvicinamento di Noa a Tal? 
Scusate, sembra un compito in classe!!! Hahaha non lo è giuro! Poi vi dico come la penso io!!!!!

lunedì 20 agosto 2012

L'Ultimo Libro

inizio: 11 agosto 2012
fine: 14 agosto 2012

Sicuramente non è all’altezza di Sei Biblioteche. Che dire, sono abbastanza perplessa… mi aspettavo qualcosa di più da questo autore che con il suddetto libro si era presentato così bene… ed invece questa è stata un po’ una grossa delusione. Grossa anche perché ero convintissima di trovarmi davanti ad un giallo bellissimo. Mi sembrava di rivivere lo sconforto provato leggendo La Biblioteca delle Anime. Qui la trama non è così scontata, tutt’altro, ti prende moltissimo, incalza fino alla fine, mancano poche pagine e non puoi far altro che divorarle pensando che devi assolutamente sapere… e poi, il libro è finito, la spiegazione è breve, assurda e confusa! E resti lì pensando che forse ti è sfuggito qualcosa. Non, in realtà non ti è sfuggito nulla, è proprio la fine che è assolutamente assurda. Non trovo altro termine per definirla. Ma andiamo con ordine… l’ispettore Dejan Lukic viene chiamato per via di un cadavere alla libreria Il Papiro, gestita dalla signorina Vera e dalla sua socia Olga. È Vera ad esporre i fatti: un uomo, che leggeva beatamente seduto su una poltrona non ha risposto ai suoi richiami al momento della chiusura; la signorina pensando fosse addormentato s’era accostata e lo aveva toccato… lui era già cadavere. Cosa può esserci di strano in una morte così? Nulla molto probabilmente, il povero uomo potrebbe avere avuto un infarto o qualcosa di simile. Tuttavia il medico legale non riesce a stabilire una causa certa della morte, niente infarto, niente aneurisma, niente ictus, niente di niente. Niente morte per cause naturali insomma. Il mistero si infittisce quando a quella dell’uomo segue anche quella di un ragazzo, sempre al Papiro. Anche per lui, nessuna causa apparente. Nessuna causa naturale perlomeno. Ma allora cosa uccide queste persone, sempre che di omicidio si possa parlare? Dejan e Vera cominciano a frequentarsi, inizialmente per chiarire alcuni punti investigativi. L’ispettore ha bisogno di molti particolari per cercare almeno alla lontana di raccapezzarsi in questo labirinto. Viene così a sapere qualcosa di più sulla libreria e su chi normalmente la frequenta: clienti normali e “pazienti” come li chiama Vera; clienti un po’ strani, diremmo noi, con qualche piccola mania o qualche rotella fuori posto, ma comunque gente innocua, che gironzola abitualmente per la libreria e che Vera ed Olga accettano ben volentieri. Niente insomma di così anomalo da poter giustificare quelle morti. Chi c’è dietro dunque? Forse il terrorismo che sta tentando di diffondere veleni altamente tossici sui libri? Armi chimiche?? Sembra di rivivere Il Nome della Rosa di Eco. La squadra dell’Antiterrorismo si mette all’opera, non prima di aver attentamente messo sotto intercettazione chiunque (polizia compresa), ma nemmeno loro sembrano trovare una strada plausibile, armi chimiche comprese, escluse all’istante. Un altro cadavere infittisce il mistero, quella di una donna questa volta.. una di quelle che Vera definisce “pazienti”. L’unica cosa che sembrerebbe collegarsi a queste morti è la presenza ormai certa dell’Ultimo Libro. Un libro con una potenza straordinaria che pare uccida chiunque lo legga. A raccontare, o meglio, a far trapelare questa teoria è però uno dei “pazienti” della libreria. Che fare? Credere ed indagare oppure lasciar perdere? Dejan decide di seguire questa unica pista visto che non ve ne sono altre percorribili….
Non vi voglio raccontare altro. C’è ben poco da raccontare in realtà arrivati a questo punto, se non la fine di questo giallo; la trama merita, è davvero intrigante, ma nulla più. Io sono rimasta davvero delusa dalla fine, dalle ultime pagine. Non ve lo consiglio onestamente. Credo che un giallo si componga di vari elementi: trama, originalità, colpi di scena, deviazioni, cambi repentini, spiazzamenti… c’è quasi tutto, quasi… manca un finale decente.

sabato 17 marzo 2012

La Ruota del Tempo - La Grande Caccia

inizio: 28 aprile 2011
fine: 14 marzo 2012

Ci ho messo molto, molto tempo per finire di leggere questo secondo volume della saga. Il problema non è il libro in sé, né le sue pagine, quanto le cose che sono intercorse in questo anno.. diciamo che la prima metà l’ho letta tra aprile e giugno 2011, la seconda metà da febbraio 2012 ad adesso.  Questo è uno di quei libri che fanno sognare, fanno evadere.. ma quando tornare alla realtà è un po’ troppo doloroso, allora i libri come questi si accantonano. Ed è quello che ho fatto io, l’ho accantonato, messo lì sul comodino per mesi, spolverandolo di tanto in tanto. E poi, finalmente, quando mi sono sentita meglio, ho ricominciato da dove lo avevo lasciato.
Non sto a dilungarmi nuovamente sulla meravigliosa scrittura di Jordan e non ringrazierò mai abbastanza Eleclyah per avermelo fatto conoscere… ma una cosina la vorrei riprecisare di nuovo: Jordan non è Tolkien, o meglio, Tolkien non è Jordan. Tolkien ha partorito il fantasy, è il papà biologico, Jordan lo ha cresciuto, è il papà effettivo. A chiunque abbia la netta sensazione, leggendo L’Occhio del Mondo, di stare rileggendo Il Signore degli Anelli, io dico: leggete La Grande Caccia e vi renderete conto che Jordan ha costruito qualcosa che Tolkien non ha nemmeno provato ad immaginare.
Piccolo flash sulla fine del primo libro della saga: Rand ha scoperto (e con lui anche Moiraine e gli altri) di poter incanalare Saidin (la metà della vera Fonte, la parte di Unico Potere maschile, che ha causato la pazzia di Kingslayer e la contaminazione di tutto Saidin). Rand è a tutti gli effetti un Aes Sedai maschio e davanti ha sé ha una triste possibilità: quello di essere domato da un’Aes Sedai donna, prima che diventi pazzo ed uccida tutti incanalando quantità sconsiderate di potere. Hanno scoperto perfino il tanto ambito Corno di Valere.
Ora tutti i ragazzi si trovano a Fal Dara, nello Sheinar. L’Amyrlin Seat però sembra essere a conoscenza del segreto di Rand e sembra volerlo proteggere in quanto Drago Rinato. Tale segreto è condiviso da sole tre Aes Sedai: Moiraine, Verin e la stessa Amyrlin Seat. Questa informazione, infatti, è estremamente pericolosa: se qualcuno la venisse a sapere Rand verrebbe immediatamente domato e ucciso, se poi venisse ad orecchio dell’Ajah Rossa o di quella Nera, la sua fine sarebbe anche peggiore. Rand vorrebbe però allontanarsi da tutto e da tutti, l’idea di fare del male a chi ama non è qualcosa che Rand Al’Thor possa sopportare. Moiraine però ha piani diversi.
Padain Fain è rinchiuso nelle prigioni, ma qualcuno è in agguato nell’ombra e l’Amico del Tenebroso viene liberato; con lui scompaiono il pugnale al quale è legata la vita di Mat e il Corno di Valere. L’esercito di Ingtar parte con Loial, Rand, Mat e Perrin all’inseguimento di Fain, mentre Nynaeve ed Egwene si dirigono insieme all’Amyrlin Seat a Tar Valon per essere addestrate. Le strade dei nostri amici si dividono e non sappiamo se e quando si ricongiungeranno. Inoltre le strade di Rand e gli altri si dividono ulteriormente: senza sapere come infatti, durante una notte, Rand attiva una Pietra Portale che trasporta lui, Hurin e Loial in un’altra dimensione (parallela a quella reale ma completamente diversa per qualche o molti particolari). Qui incontrano una figura strana e misteriosa, una ragazza di nome Selene, che riuscirà a guidarli attraverso questo mondo parallelo ed a farli tornare in quello reale. Ma una volta tornati in quello reale, di lei non si troverà più traccia. Rand nel frattempo, anticipando di molto Ingtar in marcia su Caihrien, ha recuperato Corno e Pugnale. Ha inoltre scoperto che il suo caro e vecchio amico Thom Merrilin non è morto. Tuttavia proprio quando oramai crede di avercela fatta, tutto riprecipita nel caos: il Corno ed il Pugnale vengono nuovamente rubati proprio in concomitanza con l’arrivo di Ingtar. Padain Fain ha portato le preziose reliquie a Capo Toman e lì aspetta che Rand arrivi. Parallelamente Egwene e Nynaeve vengono convinte da un’Aes Sedai (dalle frange rosse.. o forse addirittura nere) a partire in gran fretta da Tar Valon per ordine di Moiraine. Alle ragazze si aggiungono Elayne e Min. Attraverso le Vie, arrivano a Falme, ma quando si accorgono che tutto è un inganno oramai è troppo tardi: Min e Egwene vengono fatte prigioniere dai Seanchan e Nynaeve e Elayne riescono a salvarsi per miracolo; ovviamente Lindriain le ha tradite. Falme è in mano ai Seanchan, che si proclamano come i discendenti delle armate di Arthur Hawking e sono decisi a riprendersi tutti i territori. Sono guidati da una pressochè sconosciuta imperatrice e da un uomo chiamato Turak. Usano come schiave delle Aes Sedai che chiamano Damane (sono donne legate da un guinzaglio magico ad altre donne capaci, ma incoscienti, di incanalare, dalle quale non possono liberarsi). Inutile dire che fine abbia fatto Egwene. Ma un colpo di scena sconvolge il finale di questo libro: Rand guida tutti a Capo Toman.. utilizzando la Pietra Portale e lì, si accorge di Egwene, che non è a Tar Valon come lui crede, ma è ridotta in schiavitù ed in pericolo..
Le ultime pagine sono carichissime di suspence e quindi mi fermo qui. Leggetelo tutto d’un fiato… anche perché non potrete farne a meno.

giovedì 8 marzo 2012

Il più grande uomo scimmia del Pleistocene

Inizio: 05 marzo 2012
Fine: 08 marzo 2012

Chi lo ha letto lo ha definito spassosissimo. Perfino il curatore Terry Pratchett lo definisce uno dei libri più divertenti degli ultimi cinquecentomila anni, ironizzando sull’ambientazione del romanzo.. tuttavia lo definirei spassoso, leggero, ma non così divertente come dicono. Sicuramente c’è da considerare che è stato scritto nel 1960, quindi, in quegli anni, forse, l’umorismo era diverso. La storia di apre appunto nel Pleistocene e ci troviamo davanti alla tipica famiglia ominide in evoluzione. La cosa che caratterizza tutto il libro (e credo che dovrebbe essere questo il fulcro della sua capacità di divertire) è che tutti sembrano avere perfettamente conoscenza della storia fino a quella contemporanea e quindi padroneggiano perfettamente tutta la scala evolutiva, i vari step di progresso e perfino il linguaggio consono relativo a scoperte mediche e genetiche. Insomma conoscono tutto e sanno che sono molto molto lontani da quella perfezione che vogliono a tutti costi contribuire a raggiungere. Personaggio principale è Edward, capofamiglia creativo e generoso, che ogni giorno sprona i figli a contribuire al cammino evolutivo. I figli, Ernest, Oswald, Wilburn, William ed Alexander, ognuno esperto in qualcosa di diverso, sia affaccendano ogni giorno con la madre Millicent e le sorelle per sopravvivere in un mondo dove il predatore per eccellenza è la tigre dai denti a sciabola e, dove, se va bene, gli ominidi possono cibarsi dei suoi scarti. Ma un giorno Edward scopre il fuoco e con questo la sua capacità di dominare gli altri animali, o quantomeno di tenerli lontani. Grande antagonista del libro è lo zio Vania (Cechov???) che si ostina a vivere sulle piante e non fa altro che rimproverare Edward per la sua fame di evoluzione e di scoperte, che critica aspramente (pur utilizzandole). Potremmo definirlo un conservatore della natura. Altra figura interessante è quella dello zio Ian, viaggiatore incallito, che scompare per anni in giro per il mondo, salvo poi fare sempre ritorno in Uganda sano e salvo dalla moglie che perennemente lo attende. Interessanti sono i suoi racconti del resto del mondo dove si possono apprezzare rimandi alle situazioni politico sociali contemporanee (nel ’60) ed anche alcuni riferimenti culturali (“le terre dove scorrono fiumi di latte e miele” è sicuramente un rimando alla terra paradisiaca descritta nel Corano). Ovviamente Ian è l’opposto di Vania; Edward sta nel mezzo. La storia della famiglia si dipana in piccoli progressi (sempre osteggiati da zio Vania): prima il fuoco, poi il dominio del fuoco, poi il miglioramento delle armi, poi l’esogamia (per non creare tare accoppiandosi tra consanguinei), poi la creazione ed il mantenimento di un’orda sempre più grande ed infine il baratto…

Quello che colpisce di più è sicuramente quello che di questo libro si può leggere tra le righe: qual è il limite del progresso? Se la libertà mia finisce quando si scontra con la tua, allora il progresso dovrebbe progredire fino a quando non si scontra con la natura. Ma natura e progresso tendenzialmente hanno strade molto diverse e spesso la distruzione della prima è elemento fondamentale per il secondo, salvo poi che la prima si riprende (di solito in modo violento) ciò che il primo ha sottratto. Allora forse zio Vania ha ragione a non voler evolvere, d’altro canto Edward rappresenta la sete di conoscenza, i suoi figli la sete di possesso e di benessere…

Ripeto il libro non è poi così divertente, ma ci si potrebbero fare sopra innumerevoli riflessioni, perciò, andata, via, ve lo consiglio :)

mercoledì 7 marzo 2012

1984

Inizio: 26 giugno 2011
Fine: 07 marzo 2012


Se dicessi che ho capito questo libro, esagererei; se dicessi che mi è piaciuto mentirei. Eppure qualche cosa, qualche piccolissima cosa, mi ha lasciato. Già solo le date di inizio e fine la dicono lunga sulla mia svogliatezza nel girare queste pagine, ma quando mi impongo di leggere un libro, normalmente, che mi piaccia o no, mi impongo anche di terminarlo. Stavolta è stata davvero dura ed a un certo punto ho detto “ok, ti lascio un po’ sul comodino”. Le ultime cento pagine le ho lette negli ultimi 4 giorni; a saperlo prima, finivo mesi fa. Di fatto c’è che mi ha annoiato e molto. Non ho mai amato Orwell come autore… ma per averne consapevolezza dovevo leggere qualcosa di suo, partendo dalla “Fattoria degli animali” ed arrivando al tanto conclamato 1984. Che noia! E che angoscia! So che un libro ha la metà del suo contenuto legato al contesto e sicuramente estrapolarlo non è mai una buona idea, però, sinceramente, è un libro di un sadico. Ne ho letti di libri di torture e massacri, di stragi e di terrorismo n’è colma l’Europa come l’America Latina, l’Africa come l’Asia. Ma c’è una grossa differenza tra queste storie vere e il libro di Orwell: il sadismo. Questo libro emana una cattiveria infinita e sembra quasi che l’idea che si trasmette sia quella di esaltare tutto questo, invece che deplorarlo. Non è per la fine, ci sta anche un po’ di realismo: quando mai vedete il bene trionfare sul male? Mai. Il realismo ci sta. Ma tutto questo sadismo meno. Le prime cento pagine sono state un’agonia, una lunghissima agonia girata intorno a Winston Smith, unico (o quasi) protagonista del libro, se escludiamo il Grande Fratello. Il mondo di Winston è un mondo diviso in tre parti, in guerra tra loro: Estasia Eurasia ed Oceania, patria di Smith. In Oceania esiste il Partito e l’occhio del Grande Fratello che guarda tutto e tutti sempre, 24h su 24. Guai a discostarsi da quello che secondo il partito è vero e giusto! La Psicopolizia (che ricorda molto le Squadre della Morte argentine) entra in azione. Ma come si fa a credere in qualcosa che ogni cinque minuti viene adattato e cambiato a seconda della esigenza? Nel mondo dell’Oceania non esiste il passato: questo infatti viene riscritto ogni giorno, è in continuo mutamento ed in continuo adattamento… ma sempre in linea con il partito. Il Partito è l’unica certezza. Nel mondo di Winston non c’è spazio per nulla, le giornate sono rigidamente scandite,  ben regolamentate e regolate; con un occhio sempre puntato addosso non è facile scappare da questa regolarità che, se infranta, porta alla morte. O almeno per una parte della popolazione; per il 90% di essa, invece, la Psicopolizia non esiste nemmeno. Sono i prolet, il gradino più basso, l’incarnazione della degradazione e dell’ignoranza, personificazione dell’inutilità. Capisco il pessimismo di quegli anni, ma questo mondo, ribadisco, è proprio eccessivamente sadico. Senza contare che in tutto il libro i discorsi filosofeggianti di Orwell non fanno una piega, se si segue il suo filo, ma c’è una pecca: dov’è il bandolo della matassa? Dove è cominciato il filo logico? A metà del libro c’è una lunga lettura di Winston, il quale viene in possesso di un libro pericolosissimo, di quella che potremmo chiamare la resistenza, un libro nel quale si smaschera in Grande Fratello per quello che è; in questa parte l’autore regala perle di saggezza sull’evoluzione delle masse, sul progresso, sui cicli storici, arrivando poi a dimostrare come sia possibile che il regno della dittatura Oceanica non finisca mai… si ma senza contare quel gradino iniziale che spieghi come tutto quello che Winston vive sia stato realizzabile che è molto diverso dal dimostrare come in realtà possa sopravvivere a tutto. Non credo nell’assoluta imbecillità dell’intera umanità nello stesso momento; disgraziatamente al mondo esistono le dittature e grazie a Dio finiscono, che mietono un’infinità di vite e costano molti sacrifici che si ripercuotono sulle generazioni successive. La gente (tutta) però, ad un certo punto, desidera la pace talmente tanto che è in grado di ripristinarsela a forza. E la gente scontenta è sempre di più, rispetto a quella contenta. Variabile non indifferente.

Senza questionare oltre sulle teorie di Orwell, vi dirò che a un certo punto Winston viene scoperto, viene accusato di essere contro al Partito e viene catturato. Essere catturati dalla Psicopolizia significa due cose: essere torturati e morire, perché il ribelle va prima distrutto, poi ricostruito ed infine eliminato. Questa sarà la sorte che attende il nostro protagonista, insieme al quale vivremo l’angoscia del torturato, la paura e la sofferenza, l’egoismo di chi per amore della propria vita è disposto a sacrificare il mondo intero. Mors tua vita mea. Indubbiamente c’è poco da giudicare in questo atteggiamento.

Non è un libro che consiglierei, però forse leggendolo vi rimarrà qualcosa, qualcosa che non saprete cos’è né come chiamare ma pur sempre qualcosa. Alla fine l’importante, per un libro, è lasciare la traccia dentro di noi.


domenica 4 marzo 2012

Percy Jackosn e gli Dei dell'Olimpo, La battaglia del Labirinto

Inizio: 28 febbraio 2012
Fine: 02 marzo 2012

Continua la saga del Mezzosangue Percy e si ricomincia sempre con l'inizio di un nuovo anno scolastico, che, come quelli passati, non promette nulla di buono. Il nostro eroe infatti non è nuovo a situazioni spiacevoli che lo vedono suo malgrado coinvolto nelle varie scuole che tenta di frequentare. Anche quest'anno l'inizio è col botto e Percy si ritrova fuggiasco già dopo le prime pagine, in compagnia di una vecchia amica, la mortale Rachel. Come sempre Percy fa ritorno al campo dove ad accoglierlo ci sono gli amici di sempre ed anche qualcuno di nuovo come il professor Quintus. Percy ricorda gli avvenimenti dell'estate prima,  l'incontro con i fratelli Di Angelo, la battaglia con Luke, Atlante e le sue figlie, la ricerca di Artemide... Annabeth come sempre è al suo fianco, come il suo fratellastro; Grover purtroppo è invece alle prese con il Grande Consiglio dei Satiri che, a causa della sua inefficienza, vuole sollevarlo dall'incarico di cercatore (di Pan). Insomma un altro anno cominciato bene. Crono sta riacuqistando sempre pù forza e Percy ha degli strani sogni che gli lasciano vedere cosa accade; inoltre dal mondo degli Inferi qualcuno sembra chiedere aiuto per Nico, scomparso l'anno prima e ricomparso nel regno di Ade. Luke sta tentando di invadere il campo passando dal Labirinto di Dedalo; il lbirinto ha migliaia di passaggi segreti e sis estende sotto tutta la crosta terrestre (in continua espansione). Bisogna intercettare Dedalo, creatore del Labirinto e convincerlo a non aiutare Luke. Questa volta l'impresa dell'anno viene affidata alla bella Annabeth che insieme ai soliti tre amici affronta con coraggio. ma allo stesso tempo paura, la missione. Il labirinto si presenta gi da subito come un luogo inquietante, pieno di trappole ed insidie le loro strade si divdono: Annabeth e Percy da un lato, Tyson e Grover dall'altro (il Satiro infatti è convinto di aver sentito la presenza di Pan). Annabeth e Percy intento riescono a rintracciare la fucina di Efesto, l'unico che possa condurli da Dedalo. Ma da qui in poi le cose si complicano maggiormente; Luke sta facendo grandi progressi nell'organizzarsi per invadere il campo e Percy finisce per errore.. sull'isola di Calypso. Tutti lo credono morto, ma Efesto riuscirà a ricondurlo al campo. I nostri eroi ripartono, questa volta con Rachel, la quale sembra poter vedere quale sia la giusta strada per arrivare al laboratorio di Dedalo. Nel frattempo si è persa ogni traccia di Tyson e Grover. Di nuovo nel labirinto, questa volta Percy si imbatte proprio in Crono, oeramai risorto nel corpo di Luke e dal quale riesce a fuggire per miracolo.
Non vi dico racconto altro anche perchè vi rovinerei il finale di questo libro, sicuramente carino come gli altri che lo hanno preceduto. Preparatevi a sorprese a non finire... ed alla battaglia finale, o per lo meno, il prologo della grande battaglia... che oramai è imminente.